23 marzo 2017
Aggiornato 01:00
Il video-editoriale per il Diario Motori

Beltramo: Valentino Rossi è andato piano? Colpa della moto più che dell'età

Anche a 38 anni, secondo Paolone, il Dottore resta uno dei migliori al mondo, e fisicamente si allena tantissimo. Il problema, semmai, è che nei test di Phillip Island era la moto, con quell'assetto, a farlo stancare troppo alla guida

MILANO – La debacle di Valentino Rossi negli ultimi test di Phillip Island ha riportato di attualità il tema della sua età e della sua preparazione fisica, a cui il team principal Maio Meregalli ha attribuito la colpa del ritardo accusato dal Dottore rispetto al suo compagno di squadra Maverick Vinales. Ma Paolo Beltramo non è d'accordo: «Proprio mentre era in Australia, Valentino Rossi ha compiuto 38 anni – spiega Paolone – Che, per correre in moto al massimo livello, sono sicuramente tanti. Però ci sono dei fenomeni nello sport che hanno giocato a basket o a pallone, o hanno corso le maratone fino a età più avanzate della media. Valentino Rossi è uno di questi, perché negli ultimi tre Mondiali è arrivato per tre volte consecutive secondo, quindi è ancora tra i migliori del mondo. Inoltre ama questo sport, gli piace correre, si diverte, credo che non riesca ancora a vedere la sua vita senza quell'emozione e quell'impegno. Le stesse cose che fecero smettere Stoner, nel suo caso invece lo tengono vivo: questione di carattere. Lui ha la Vr46 Academy: sta molto con i giovani, va in moto, si allena, dedica tempo a creare il futuro. A loro trasmette la sua esperienza, ma loro gli restituiscono energia nuova, voglia di continuare: stare in mezzo ai giovani ti mantiene giovane e fresco mentalmente. Fisicamente, poi Valentino si allena tantissimo e benissimo: da molti anni non si può più guidare una moto da Gran Premio fumando o andando a letto ubriachi alle tre di notte. I piloti sono tutti degli atleti incredibili, di primissimo piano, sullo stesso livello di quelli di altri sport. Forse, però, quando una moto non ti piace, come a Valentino non piaceva l'assetto trovato in Australia, ci si stanca di più a guidarla. Perché non faceva quello che voleva lui, non gli trasmetteva le sensazioni che avrebbe voluto avere, lo costringeva a pensare troppo e non a guidare d'istinto aggredendo le curve, soprattutto su una pista da curvoni velocissimi come Phillip Island, dove ci vuole il pelo. Forse il problema è più questo, almeno, lo spero».