Un grande campione nostrano scomparso prematuramente

Nasceva 60 anni fa l'indimenticato Alboreto, l'ultimo italiano vincente su Ferrari

Michele, nato a Milano il 23 dicembre 1956, è stato storico pilota della Rossa, con cui sfiorò il Mondiale nel 1985, prima di perdere la vita in un tragico incidente durante dei test per la 24 Ore di Le Mans il 25 aprile del 2001

Michele Alboreto con l'altro ferrarista Gerhard Berger sul podio del GP d'Italia 1988 (© Ercole Colombo)

Michele Alboreto con l'altro ferrarista Gerhard Berger sul podio del GP d'Italia 1988 (© Ercole Colombo)

ROMA – Avrebbe compiuto sessant'anni oggi Michele Alboreto, l'ultimo italiano vincente al volante di una Ferrari. Nato a Milano il 23 dicembre 1956, è stato uno dei piloti che hanno caratterizzato la storia dell’automobilismo sportivo negli ultimi trent’anni. I suoi primi risultati di rilievo risalgono al 1977, quando ottenne il terzo posto in Formula Monza. Nel 1980 si laureò campione europeo di Formula 3 e l’anno successivo fece il suo debutto in Formula 1, guidando una Tyrrell-Ford nel Gran Premio di San Marino. Nel 1982 vinse il suo primo Gran Premio, trionfando a Las Vegas con la Tyrrell, facendo il bis l’anno successivo a Detroit. Nel 1984 passò alla Ferrari, con la quale rimase fino al 1988. Nel suo palmarés con il Cavallino rampante figurano ottanta Gran Premi disputati, tre vittorie (Belgio 1984, Canada e Germania 1985), due pole position (Belgio 1984 e Germania 1985), diciannove piazzamenti sul podio, trentun piazzamenti in zona punti e due giri più veloci in gara. Nel 1985 Alboreto sfiorò la conquista del titolo piloti, arrivando al secondo posto dietro Alain Prost. Dal 1989 al 1994, Alboreto rimase uno dei protagonisti della Formula 1, correndo con Tyrrell, Lola, Arrows, Footwork e Minardi. La carriera del pilota milanese è stata gloriosa anche con le vetture sport: fra i suoi numerosi successi figurano la 6 Ore di Watkins Glen nel 1981, la 1000 Chilometri del Nuerburgring nel 1982 e, soprattutto, la 24 Ore di Le Mans nel 1997. Alboreto trovò la morte proprio mentre stava svolgendo una sessione di prove con l’Audi Sport R8 in vista della prossima edizione della 24 Ore di Le Mans. Sul circuito del Lausitzring, situato nei dintorni di Dresda, Alboreto perse in rettilineo il controllo della sua vettura che si girò più volte su se stessa. Il campione milanese, scomparso il 25 aprile nel 2001, ha lasciato la moglie Nadia e due figlie.

Alboreto fermo ai box durante il GP di Monza 1986

Alboreto fermo ai box durante il GP di Monza 1986 (© Luigi Rosa)

I ricordi della squadra
Michele Alboreto è stato un pilota che ha fatto la storia della Ferrari. Tanto che sono diversi i tecnici ed i meccanici storici della Rossa ad aver lavorato con Michele nei cinque anni trascorsi a Maranello. Oreste Giovannini ha un ottimo ricordo dell’uomo Alboreto, della sua gentilezza nei rapporti con la squadra e della sua generosità. «Mi rammento di quando nacque la sua prima figlia, Alice – racconta – Michele era felicissimo e volle dividere con noi la sua gioia, facendo un regalo a tutti i dipendenti della Gestione sportiva. Un anno, alla fine della stagione sportiva, regalò a tutta la squadra corse un vacanza in Kenya ed alle Maldive». Umberto Benassi, che adesso lavora nella logistica, era nella squadra di Gerhard Berger quando l’austriaco era il compagno di squadra di Alboreto ma si ricorda molto bene del pilota italiano: «È stato un grande pilota, uno di quelli che faceva gruppo con i ragazzi della squadra. Certo, erano tempi diversi: allora i piloti avevano molte più occasioni per stare con noi rispetto a quanto avviene adesso. Michele era sempre gentile, gli piaceva scherzare ed era sempre di buon umore». Lo ricorda con affetto anche l'ex presidente Luca di Montezemolo: «Michele Alboreto è stato un pilota importante nella storia della Ferrari, intelligente e sempre attento alle problematiche tecniche dello sviluppo delle vetture. E ha continuato a correre fino al giorno della tragedia, spinto da un’insopprimibile passione».