Gli ultimi retroscena sulla disobbedienza del campione

Mercedes: «Quando decideremo la punizione per Lewis Hamilton»

Un portavoce del team rivela alla Bbc: «Non abbiamo fretta, prenderemo una decisione quando gli animi si saranno raffreddati». Ma l'impressione è che la casa di Stoccarda non intenda passare sotto gamba questa vicenda

Lewis Hamilton (© Mercedes)

Lewis Hamilton (© Mercedes)

ROMA«Non abbiamo fretta. Lasceremo che gli animi si raffreddino e poi decideremo in che modo andare avanti. Per ora, ci concentriamo ad assaporare e festeggiare i campionati del mondo». Parola di un anonimo portavoce della Mercedes, che ha momentaneamente rotto il silenzio stampa delle Frecce d'argento su questa spinosa vicenda, lasciandosi sfuggire ai microfoni della Bbc pochi e scarni commenti sulla punizione che il team sta studiando per il suo pilota ribelle Lewis Hamilton. Una manciata di frasi, da cui comunque si può trarre almeno due conseguenze certe e importanti. Primo: tra il campione anglo-caraibico e la squadra tedesca si respira un'aria da separati in casa, come conferma anche la decisione del pilota di dare forfait dai test di oggi ad Abu Dhabi con le gomme 2017, adducendo come scusa ufficiale un provvidenziale malanno. Secondo: per la casa di Stoccarda, la sua aperta insubordinazione agli ordini di scuderia durante l'ultimo Gran Premio del Mondiale è da considerarsi un fatto molto grave, che non verrà preso sotto gamba.

Catena di comando
Lo dimostra la stessa sequenza con cui si sono svolti gli eventi di domenica pomeriggio: dapprima, infatti, ad avvisare Hamilton, che stava facendo da tappo al suo compagno di squadra Rosberg, di alzare il ritmo era stato solamente il suo ingegnere di pista, ma in un secondo momento ad intervenire è stato il direttore tecnico in persona, Paddy Lowe. Praticamente, una comunicazione giunta dal più alto grado dei vertici della Mercedes in pista. «L'istruzione di Paddy è il livello più alto che possono raggiungere le regole di ingaggio del nostro team – ha rivelato il boss Toto Wolff – E queste regole le inventammo insieme, qualche tempo fa, sedendoci a un tavolo a Melbourne. L'unico superiore a lui sono io, ma non posso parlare con i piloti perché non ho l'apposito pulsante. Mi conosco: in passato c'è stato tante volte il rischio di un mio intervento, ma con il senno di poi me ne sarei pentito. Bisogna conoscere se stessi, i propri punti di forza e le proprie debolezze, e io mi conosco». I vertici della squadra teutonica, insomma, continuano a difendere la bontà del loro operato, insistendo sulla versione ufficiale dell'accaduto: l'intenzione non era quella di interferire sul duello mondiale tra i loro due piloti, ma semplicemente di mettere in cassaforte la vittoria della gara. «Ci sono stati due momenti in cui abbiamo rischiato di perderla – ha proseguito Wolff – Il primo è stato quando Verstappen si trovava in una buona posizione, perché non era chiaro quale sarebbe stata la sua strategia. Il secondo è stato quando Vettel girava due secondi più veloce di noi. La nostra regola numero uno negli ultimi tre anni è quella di mettere al sicuro la vittoria, che sia la prima o l'ultima gara dell'anno. Possiamo discutere se questo sia ancora il principio giusto per il futuro, ma al muretto ci siamo attenuti esattamente a questa regola. E per questo motivo, in questi due momenti gli abbiamo chiesto di accelerare». Peccato che Lewis abbia preferito fare di testa sua.