Campioni a confronto

Stoner attacca Marquez: «Aveva paura di me»

Dopo l'addio alla Honda e il ritorno in Ducati, il campione australiano si toglie qualche sassolino dalla scarpa sul suo ex compagno di marca: «Si sentiva minacciato da me. E io sono sicuro che gli avrei tenuto testa»

BORGO PANIGALE – Il motivo per il quale Casey Stoner abbia deciso di tornare alla Ducati è chiaro a tutti: è la storia di un legame unico tra il pilota australiano e i tifosi della rossa, consolidatosi in anni di vittorie e culminato con il primo (e unico, finora) mondiale vinto in MotoGP dal team. Meno ovvio, piuttosto, è il perché il Canguro abbia deciso di abbandonare la Honda dopo cinque anni, per andare a ricoprire a Borgo Panigale sostanzialmente lo stesso ruolo da collaudatore. C'entra sicuramente un rapporto ormai logoro con i vertici di Hrc, c'entra la discutibile gestione dell'incidente che lo ha messo fuori dall'ultima edizione della storica 8 Ore di Suzuka (di cui inizialmente, ed erroneamente, la casa giapponese aveva dato la colpa allo stesso pilota). Ma, forse, c'è anche lo zampino di Marc Marquez. Che dal suo predecessore si sentiva minacciato, almeno potenzialmente.

I timori di Marc
La prova? La decisione della Honda di non accettare l'offerta di Stoner di sostituire per tre Gran Premi l'infortunato Dani Pedrosa, costretto a restare in panchina a inizio stagione per i postumi dell'operazione all'avambraccio. La scelta ricadde invece sull'altro collaudatore Hiroshi Aoyama, che si limitò a collezionare un undicesimo posto e due ritiri. Stando al passo dimostrato nei test, invece, Casey avrebbe potuto fare decisamente meglio. Forse troppo: «Penso che Marquez e tutto il suo entourage si sentissero minacciati da me – racconta oggi il due volte iridato a Motosprint – Io non so perché pensassero questo, ma la sensazione è quella. Ero in Honda per fare dei test, per provare cose nuove da poter poi trasferire ai piloti ufficiali, e quindi ero lì per aiutare Marc. Ma è anche vero che il pilota numero uno è colui che tutti devono seguire, quindi... Io mi ero offerto di sostituire Pedrosa ad Austin, quest'anno: lo dico onestamente, non avevo alcuna paura di fare una brutta figura. Sapevo di avere la velocità per riuscire a rimpiazzarlo, almeno in modo degno. Shuhei Nakamoto mi ha detto che gli dispiaceva, però lui si assumeva la responsabilità di decidere per un'altra soluzione. A questo punto, quindi, penso che siano state altre persone ad avere fatto pressione su di lui per non farmi correre. Qualcuno non voleva vedermi in gara. In quel momento sono andato in confusione: pensavo di essere prezioso per la Honda e anche di averlo dimostrato. Ma non ho alcun rancore nei loro confronti e ribadisco di avere un grande rispetto per Nakamoto; infatti sono certo che il nostro rapporto non si sia deteriorato per questo e che andremo d'accordo».

Casey è più forte?
La possibilità di un confronto diretto con Marquez, così, alla fine è mancata. Anche se Stoner in cuor suo è convinto di quale sarebbe stato il risultato finale: «Anche se non ho mai gareggiato con lui, sono sicuro che avrei potuto tenergli testa – conclude – Ho battuto Jorge, Valentino e anche Dani, vuol dire che avrei potuto giocarmela anche con Marquez. Che, in fondo, quest'anno ha perso sia da Jorge che da Valentino». E chissà che, alla fine, Casey non si tolga davvero la soddisfazione di correre qualche Gran Premio da wild card con Ducati. Giusto per dimostrare a tutti chi è il più forte.